VITTORIO PETROCELLI

ISTRUTTORE DI TENNIS

SCHEDA PERSONALE

  • Data e luogo di nascita: 27 gennaio 1997, Nizza Monferrato
  • Miglior classifica italiana tennis: 2.4 (2018)

QUALIFICHE

  • Istruttore di Secondo Grado Tennis
  • Preparatore fisico di Primo Grado FITP
  • Laurea Triennale in Scienze delle Attività Motorie e Sportive presso Università degli Studi di Torino
  • Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche Avanzate dello Sport presso Università degli Studi di Torino

Come hai conosciuto il padel?

“Ho conosciuto il padel per caso, nel 2015. Avevo già smesso di giocare a tennis per dedicarmi all’insegnamento; si parlava ancora pochissimo di padel in Italia, così la Federazione decise di inserire il corso da Istruttore di Primo Livello nella stessa settimana del corso di Istruttore di Primo Grado del tennis. Funzionò come sistema di promozione e funzionò bene, tant’è che l’anno successivo mi tesserai e partecipai ai primi tornei e nel 2017 giocai il mio primo Campionato Nazionale di Serie C. Tutto questo senza aver modo di allenarsi, perché all’epoca i campi erano ancora pochi e tutti concentrati intorno a Torino, decisamente troppo scomodi per poter giocare con continuità.”

Cosa ti ha fatto innamorare del padel?

“Una volta ho sentito denigrare il padel etichettandolo come ‘lo sport delle seconde possibilità: chi non è riuscito a diventare giocatore di tennis, ora lo può diventare grazie al padel’. Ovviamente si tratta di un’assurdità, ma condivido la prima parte. Il padel è lo sport delle seconde, terze, quarte possibilità, perché la palla rimane sempre in gioco e torna sempre indietro: non bisogna mai pensare che il punto sia finito. Questo mi ha fatto innamorare di questo gioco, ed è quello che cerco di trasmettere fin da subito ai miei allievi in campo. Inoltre si tratta di uno sport dove la componente tattica è predominante, e non può che affascinare un maniaco dell’analisi e dell’osservazione come me.”

Quali sono le migliori qualità che deve avere un maestro di padel?

“Me ne gioco due, che potrebbero sembrare antitetiche tra loro: la capacità di programmare e la flessibilità. La programmazione per un insegnante sportivo è fondamentale: non si può fare un lavoro di qualità se si entra in campo improvvisando. Che si tratti di un progetto a breve, medio o lungo termine, la programmazione costituisce sempre un valore aggiunto al lavoro del maestro di padel. Ovviamente non bisogna cristallizzarsi in maniera rigida su quanto programmato: qui entra in gioco l’altra qualità fondamentale di un maestro, che è la flessibilità. Flessibilità di adattarsi alle situazioni impreviste, alle reazioni degli allievi, alle difficoltà che sicuramente incontreranno e che non avevamo immaginato in fase di programmazione, alle peculiarità che rende ogni allievo diverso dall’altro. Sulla carta sembra sempre tutto facile, poi in campo ci accorgiamo che quasi mai è così.”

Quali sono le maggiori difficoltà che si incontrano nell’imparare a giocare a padel?

“Se parliamo di principianti, credo che la maggior difficoltà sia nella lettura della traiettoria della palla. Il fatto che siano presenti dei vetri consente alla palla di arrivarci sì da davanti, ma anche da dietro o dal laterale. Intuitivamente, un giocatore principiante è portato ad andare sempre verso la palla, ma per giocare bene a padel questo non è un bene, anzi. Nonostante sia controintuitivo, spesso è fondamentale allontanarsi dalla palla che arriva, anziché andarle incontro. Questo è molto difficile da capire nelle prime fasi, ma come tutte le abilità è allenabile.”

Quanto crescerà il padel nei prossimi anni?
Cosa pensi si dovrebbe fare per continuare a far crescere rapidamente il padel in Italia?

“Credo che il padel sia destinato a crescere ancora negli anni a venire, diventando uno degli sport di punta nella nostra nazione. Negli ultimi due anni il bacino di utenza si è allargato notevolmente, ora sta alla Federazione e a noi insegnanti creare un movimento organizzato che parta dalle categorie under per arrivare alla Nazionale maggiore. Credo che sia il momento giusto per creare delle basi solide che ci consentano di colmare il gap con le nazioni dove la tradizione padelistica è maggiore, penso soprattutto a Spagna e Argentina. Sarebbe un peccato non sfruttare questa occasione proprio ora che il padel professionistico sta ottenendo il riconoscimento che merita, sia a livello di visibilità che di introiti.”

Quanto è importante l’attrezzatura nel padel?

“Credo di andare contro le granitiche convinzioni di tanti amatori che saprebbero recitare a memoria tutto lo scibile sulle racchette da padel in commercio… ma non è la racchetta a fare la differenza! Per me, la racchetta giusta è la racchetta che sentiamo comoda. Comoda significa che ci permette di gestirla con destrezza in tutte le situazioni di gioco, per un periodo prolungato di tempo. Non deve affaticarci nell’utilizzo, né tantomeno provocare infortuni. Anche se resto convinto che la maggior parte degli infortuni sia da imputare alla tecnica scorretta, più che all’attrezzatura. La scelta della calzatura andrebbe invece ponderata con maggiore attenzione di quanto non si faccia abitualmente. Così come il cambio delle palline: giocare per mesi sempre con lo stesso tubo, oltre a inficiare la qualità del gioco, rischia di peggiorare stati infiammatori a livello tendineo e articolare.”

“A livello junior, invece, l’attrezzatura e gli spazi di gioco sono fondamentali: racchette leggere, palle depressurizzate e campi di dimensioni ridotte devono diventare la norma, e non l’eccezione, per l’attività giovanile. Anzi, dal punto di vista didattico, dovrebbero diventare la norma anche per l’adulto che entra per le prime volte in un campo da padel.”

Quali sono il tuo giocatore e la tua giocatrice preferiti a livello internazionale?

“Impossibile citare un solo nome… ma se devo scegliere un giocatore, nel maschile dico Paquito Navarro. Il modo che ha di stare in campo e di divertirsi facendo quello che per lui è di fatto un lavoro è unico. In un ipotetico podio aggiungerei due giocatori della nuova generazione che mi impressionano particolarmente, entrambi giocatori di sinistra: Javier Garrido e Javier Leal. Migliorando a livello mentale e con un po’ di continuità in più credo siano destinati a raggiungere le prime posizioni del ranking. In campo femminile la scelta è più facile: Bea Gonzalez, forse non la più forte, ma indubbiamente la più spettacolare.”

Qual è il consiglio tecnico o tattico che dai più spesso ai tuoi allievi?

“Sul piano tecnico ho un pallino su cui batto insistentemente con tutti i miei allievi: avere l’impugnatura corretta, ma soprattutto mantenere la mano rilassata. Contrarre in maniera eccessiva il braccio, l’avambraccio e la mano rende difficoltosa l’esecuzione di qualsiasi colpo, affatica la muscolatura e può essere causa di infortuni. Dal punto di vista tattico invece, insisto molto sulla velocità corretta da imprimere alla palla: dico sempre che, se escludiamo i professionisti, è molto più probabile vincere una partita di padel sapendo tirare solo piano, rispetto a saper tirare solo forte. Aggiungo anche un consiglio che recito come un mantra ai miei allievi per affrontare le partite con la mentalità e lo stato di attivazione corretto: Pensa sempre che l’avversario non sbaglia mai e che ogni colpo lo giocherà verso di te, mai sul tuo compagno!”